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Autopsia del filtro protettivo

Filtro protettivoAvete mai notato che alcuni fotografi montano perennemente un filtro sui loro obiettivi. I filtri li uso anche io e ne ho parlato più volte, ma quello che mi lascia perplesso è che ad una più attenta osservazione spesso il filtro montato non è altro che un UV-0 o un filtro protettivo appositamente studiato per questa funzione. Filtro protettivo? Ma per proteggere da cosa? e in quale maniera funziona? Siamo sicuri che dia dei vantaggi reali e non che, magari, crei addirittura degli svantaggi?

Queste domande sono quelle che mi hanno portato, dopo aver dato una risposta ad ognuna di esse, a bandire dai miei obiettivi i filtri protettivi. Ma andiamo a smembrare, come fosse una vera autopsia, il filtro protettivo e tutte le ragioni per cui dovremmo o meno avvitarlo sui nostri obiettivi.  Non è detto che la conclusione a cui sono arrivato io sia la stessa a cui arriverete voi. Come sempre, dipende!


I filtri nell’epoca della fotografia digitale: la guida definitiva

FiltriQuando ancora la fotografia digitale non esisteva proliferava il mercato dei filtri. Vetrini di varia forma, colore e materiale da avvitare, appoggiare, far scorrere davanti (o dietro) agli obiettivi per ottenere gli effetti più vari. Ne sono stati creati di tutte le forme e colori, alcuni decisamente strani per ottenere effetti che definiremo creativi e altri più semplici ed utili. Oggi buona parte di questi accessori può essere tranquillamente sostituita da alcuni comandi presenti nei più noti software di ritocco fotografico. Ad esempio Photoshop tra i suoi strumenti ne ha uno  chiamato Filtro fotografico per simulare i filtri colorati.

Non tutti i filtri però possono essere sostituiti da algoritmi digitali. Alcuni di essi sono ancora necessari, anzi direi fondamentali, per ottenere particolari effetti. In questo post vedremo quali filtri possono essere utili al fotografo digitale e non possono essere sostituiti con uno strumento di Photoshop.


40 domande da porsi prima di scattare

Qualche giorno fa ho trovato un articolo scritto in maniera un po’ ironica ma nel quale vi sono numerosi spunti interessanti. L’autore (Jan Neault Phillips) riporta le 40 domande che si pone prima di premere il pulsante di scatto. Certo a prima vista sembra complicato specie se state fotografando dei bambini che non stanno mai fermi, ma credo sia utile per poter effettivamente imparare a scattare in maniera consapevole. Farsi delle domande e cercarne le risposte è un buon modo per acquisire una consapevolezza maggiore delle tecniche fotografiche di base. Il tempo e l’esperienza aiuteranno ad automatizzare questo processo. Il consiglio è sempre lo stesso: scattate, scattate, scattate. Ah quasi dimenticavo…ovviamente l’ultima domanda è “Mi sono lasciato sfuggire un momento speciale?”


Il sorprendente filtro High Pass

Photoshop mette a disposizione dei fotografi un gran numero di filtri per elaborare le proprie fotografie. Alcuni simulano gli effetti dei filtri tradizionali (quelli da avvitare davanti all’obiettivo) altri sono meno immediati nel loro utilizzo. È il caso del filtro High pass (Accentua passaggio), un filtro che produce un risultato poco utile fine a se stesso ma che opportunamente combinato con altre funzionalità di Photoshop può rivelarsi davvero interessante. Un utilizzo molto diffuso è sicuramente legato al miglioramento della nitidezza (sharpening) ma può anche essere usato per altri scopi.


Filtri ND ed esposizioni multiple

Sull’onda dell’entusiasmo suscitato dall’uso dei filtri ND in montagna questa volta ho voluto ripetere l’esperimento in città sfruttando l’effetto motion-blur dato dalle persone che passeggiano per la strada. Siccome volevo fotografare in luce diurna l’uso dei filtri ND sarebbe stato fondamentale. L’idea in realtà non è mia, ma nasce dal progetto City of Shadows di Alexey Titarenko. Vidi alcune sue foto in un servizio apparso su Repubblica e subito mi incuriosì l’effetto estremamente drammatico che il motion-blur in bianco e nero donava a quelle foto. In particolare mi colpì il contrasto tra lo sfondo nitido e la massa scura ed evanescente dalla quale appaiono arti di persone non riconoscibili. Mi parve di assistere ad una scena della Divina Commedia in cui i dannati mestamente camminano verso la loro condanna.


 
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