Categoria: Tecniche

Lightroom workflow: come organizzare le keyword

keyword

Uno dei metodi più funzionali per organizzare il proprio archivio con Lightroom è senza dubbio quello di usare le Parole Chiave o Keyword.

Come abbiamo già avuto modo di vedere, le keyword hanno il vantaggio di poter descrivere ogni singola foto sotto diversi aspetti, descrivendone il contenuto o altre caratteristiche. Di contro, se usate senza un criterio, tendono ad appesantire il workflow e dopo qualche tempo rischiano di diventare un tale casino da farle ingiustamente abbandonare.


Le Curve di Lightroom in pratica

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In un post precedente abbiamo introdotto le Curve di Lightroom. Strumento estremamente potente e flessibile, migliorato nel tempo e giunto alla corrente versione con la possibilità di lavorare anche sui singoli canali RGB. Ma come si sfrutta tutta questa potenza? Vediamo assieme qualche utilizzo pratico per avere un’idea più chiara di come servirtene sulle tue foto.


Le Curve di Lightroom

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A che serve lo strumento Curve quando c’è già la regolazione del contrasto? Questa è una delle domande ricorrenti che sento fare su Lightroom. 

In effetti ad un primo sguardo distratto le Curve potrebbero essere intese solo come strumento per modificare il contrasto. In vero è la funzione più utilizzata ma le curve possono fare molto di più, soprattutto con i miglioramenti introdotti da Lightroom 4.

Le curve sono uno strumento estremamente versatile e potente per alterare il mood di una foto. Come forse già saprai funzionano in maniera simile allo strumento Curve di Photoshop. In questo post vedremo come sono fatte e come funzionano. Ti anticipo già che nel prossimo post vedremo qualche uso un po’ particolare per questo strumento utilissimo. Ma andiamo con ordine.


Come usare i DNG per mettere a dieta l’archivio

Da quando ho comprato la Nikon D800E la dimensione del mio archivio ha cominciato a lievitare in maniera abbastanza rapida. L’avevo messo in conto per le foto di lavoro, ma avevo sottostimato la quantità di foto ricordo.  Quelle che si fanno con la reflex e che non sono esattamente dei capolavori ma semplicemente delle istantanee per fissare un ricordo. Parlo della maggior parte delle foto delle vacanze, quelle del compleanno di mia moglie o della recita di mio figlio. Sono splendidi ricordi ma a 36 megapixel sono ingombranti.

Lo spazio su disco costa poco ma la difficoltà di gestire diverse copie di backup e moli di dati importanti è comunque un problema. Una buona possibile soluzione è arrivata con Lightroom 4 in quanto ha portato con se le nuove specifiche per il Digital Negative di Adobe (DNG) che introducono il formato lossy (e un’altra cosetta interessante) di cui mi sono occupato nei due post precedenti.


Il DNG lossy non è poi così lossy

L’altro giorno ho scritto un post a proposito del formato Digital Negative di Adobe. Fino a qualche mese fa era un formato che personalmente non mi sembrava particolarmente interessante. Nel post sono stato un po’ critico verso i vantaggi che Adobe propone per convincere ad usare questo formato.

Con l’aggiornamento delle specifiche DNG però è stata introdotta una novità che mi ha fatto ripensare ad esso sotto una luce diversa. Oggi è possibile convertire i RAW con una compressione lossy, ovvero con una perdita di dati, che produce un file DNG dal peso ridotto. Prima di vedere come sfruttare questo particolare formato però ho pensato di fare qualche prova per capire quanto sia effettivamente la perdita di informazioni.


 
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