La cooperativa del microstock: Stocksy

Stocksy-head

Dopo un teaser di più di un mese ieri il sito di Stocksy è online. Ma cos’è Stocksy? E’ un’agenzia fotografica gestita come una cooperativa in cui i fotografi che affidano ad essa le proprie foto per essere vendute, sono anche soci dell’azienda e pertanto potranno avere voce in capito sulla direzione in cui dovrà muoversi. Il concetto è molto bello, democratico e decisamente una rottura con il modus operandi delle altre agenzie. Vediamo le differenze tra Stocksy e le altre agenzie.

Abbiamo detto che innanzi tutto è una cooperativa e quindi i fotografi non sono solo rappresentati da Stocksy, ma fanno parte di Stocksy. Questo si declina concretamente in due differenze:

  • I soci potranno influire sulle decisioni che guideranno l’agenzia (determinazione prezzi, licenze, ecc)
  • Alla fine dell’esercizio fiscale verranno distribuiti gli utili tra i soci

Se nel primo caso non è dato di sapere come questa democrazia verrà attuata, nel secondo, anche se non si conoscono percentuali o serie storiche, è facile intuire che vorrà dire un guadagno extra. Una sorta di strenna natalizia, quanto grossa non si sa ancora.

Decisamente interessante ma le differenze non si fermano alla sola forma giuridica. Le immagini su Stocksy sono esclusive. A differenza di iStock, dove l’esclusività è una condizione che si applica al contributor, su Stocksy sono solo le foto a possedere questa caratteristica. E’ un punto molto interessante per tutti i fotografi indipendenti. Senza dover scegliere tout court l’agenzia con la quale lavorare è possibile selezionare solo alcune foto mantenendo la propria indipendenza e quindi i portfolio sulle altre agenzie. Ovvio che questa è anche una condizione importante per Stocksy in quanto è un modo molto rapido di acquisire materiale in quanto non vincola nessuno. I fotografi possono cominciare a collaborare, a provare il servizio senza dover rinunciare a nulla.

Da sisnistra a destra: Nuno, Matt, Dan, Tyler (seduto), Bruce, Rich (seduto), Brianna, Ozzy (spaparanzato)

Da sisnistra a destra: Nuno, Matt, Dan, Tyler (seduto), Bruce, Rich (seduto), Brianna, Ozzy (spaparanzato)

Quanto si guadagnerà su Stocksy? Non sappiamo ancora i volumi che smuoverà  ma le percentuali sulle vendite sono alte. Tra le più alte del mercato:

  • il 50% di ogni veendita andrà al fotografo
  • il 100% delle licenze estese andrà al fotografo

Incredibile rispetto al 15% di base che offre iStock o al 20% di Getty. Per non parlare dei 25 centesimi di ShutterStock o Fotolia.

Anche il costo delle foto è molto semplice. Solo quattro dimensioni:

  • Small da 10$
  • Medium da 25$
  • Large da 50$
  • Extra Large da 100$

Più le licenze estese:

  • Stampe illimitate  da 300$
  • Rivendita prodotti fisici derivati da 500$
  • Rivendita prodotti elettronici derivati da 700$

Queste percentuali combinate con i prezzi da medio-stock potrebbero portare a guadagni decisamente allettanti per i fotografi.

L’offerta commerciale termina qui. Non ci sono pacchetti di immagini prepagate, nessun abbonamento, sconti quantità o cose simili. Scegli. Paghi. Scarichi. Semplice ed efficace.

Screenshot della home page di Stocksy

Screenshot della home page di Stocksy

Il sito l’ho trovato molto semplice anche un filino troppo basico ma sicuramente sarà il frutto di un’inizio ponderato per mantenere bassi i costi. La home page a scorrimento infinito ricorda un po’ uno stream tumbler e un po’ Foap, un’agenzia svedese di microstock mobile. Molto pulita, senza fronzoli. Mancano alcune funzioni che ci si potrebbe aspettare come la localizzazione in altre lingue, il cambio della valuta di riferimento e altre cosette ma probabilmente arriveranno in futuro.

Scorrendo le foto in evidenza in home page sembra di scorrere la collezione Vetta di iStock. Qualità molto alta ma a prezzi sensibilmente inferiori della prestigiosa collezione di iStock. Non vedo riferimenti qualitativi con le altre agenzie: Stocksy è oltre. Il taglio artistico mi pare molto netto a favore di una creatività alla moda. Viraggi, vignettature, bianchi sparati, sfocature ad hoc, ecc. Una collezione di tutto rispetto che sicuramente avrà i suoi estimatori ma che non si rivolge al mercato nel senso più ampio del termine. Ad esempio mancano quasi completamente le tipiche immagini business di manager impinguinati e luci bianche sparate che sono uno dei pilastri storici delle vendite del microstock.

Bruce Livingstone

Bruce Livingstone

Se fin qui abbiamo tessuto le lodi di Stocksy bisogna anche rimanere con i piedi per terra e quindi la prima domanda che mi viene da fare è: ma a chi vende Stocksy? Il web è vasto, il mercato del microstock è ben presidiato (non sauro come dicono alcuni, secondo me) e nel mondo occidentale e consumista si sta consumando l’ennesima crisi globale con ripercussione sui consumi di tutti e tutto. Non è più l’anno 2000 in cui un Bruce Livingstone si mise a regalar foto rendendosi poi conto che poteva chiedere qualche dollaro a foto e far leva sulla massa critica per portare a casa dei guadagni consistenti. Oggi è diverso, molto diverso.

Non ho trovato da nessuna parte informazioni utili per capire la strategia commerciale per procacciarsi clienti. E’ anche lecito pensare che non la spiattellino a destra e manca ma qualche indicazione sarebbe dovuta trapelare. Al netto dell’ovvio hype di articoli sui siti di settore e su quelli un po’ più generalisti non mi pare di aver visto grandi campagne di promozione. Molta enfasi è stata posta sulle condizioni riservate ai contributor ma non sono loro che decreteranno le sorti dell’impresa. Lo faranno la clientela e i volumi di vendita. E’ vero che Bruce Livingstone è il Signor Microstock, in fondo l’ha inventato lui, ma basterà questo a dirottare i clienti verso un sito in cui ci sono a tutt’oggi poche foto, molto orientate verso uno stile ben preciso e il cui costo è mediamente alto?

Francamente è quello che mi auguro.

Un augurio a tutti e soprattutto ai contributor italiani attualmente presenti: Alice Gesi, Laura StolfiMattia Pelizzari e Matteo Colombo!

My iStock Garden è la rubrica dove racconto, passo dopo passo, la mia esperienza con il microstock: dall’accettazione come Contributor di iStockphoto, fino alla creazione di un portfolio e al suo mantenimento. Leggi gli altri post di My iStock Garden troverai tante utili informazioni per aiutarti in questa avventura. Su iStockphoto.com mi trovi come  AlexD75.

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2 commenti

  1. Leggendo la recensione una domanda mi viene spontanea: essendo soci di una cooperativa se l’attività va male che si fa si divide le perdite come si dividono gli utili ?

    Domanda sparata la senza analizzare… diciamo una provocazione :)

    E’ da tempo che guardo i siti di istock ma poi per pigrizia non mi iscrivo mai ;)

    Dimentica, è sempre un piacere leggere il tuo blog

  2. Non sei l’unico che si è chiesto questa cosa e secondo me è più che lecito pensarlo. Bisognerebbe leggere bene il contratto, cosa che non ho fatto poichè non mi hanno accettato come contributor ma la risposta che Rob Sylvan ha dato sul gruppo Facebook ufficiale di Stocksy è stata:
    If the business fails we all lose

    Non è molto chiara ma lascia intendere che effettivamente si rischia in solido. C’è anche da dire che un’attività come quella di Stocksy, al netto di una malagestione in malafede, è difficile che generi perdite. Hanno una struttura molto snella e poco costosa da mantenere

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