Un giretto al Lago del Moncenisio

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Era un po’ di tempo che non riuscivo ad andare a fare una passeggiata in montagna ma sabato scorso preso da un piccolo raptus mi sono messo in macchina nel pomeriggio per andare a fare due foto al lago del Moncenisio. Niente di organizzato, una semplice gita di qualche ora, da solo, in montagna, giusto per non perdere l’abitudine. L’unica cosa che avrei voluto fare era vedere le bolle d’aria imprigionate nel ghiaccio che avevo visto nelle splendide foto di Marco Barone. Sapevo che il lunedì appena passato aveva buttato giù qualche centimetro di neve fresca ma confidavo nel fatto che sul colle tira spesso vento forte, un po’ come su tutti i valichi alpini, e magari poteva aver spazzato il nuovo accumulo.

Il Lago del Moncenisio in realtà si chiamerebbe Lac du Mont Cenis visto che si trova sull’omonimo colle in territorio francese, dopo che il trattato di Parigi del 1947 ha ridisegnato i confini a seguito della seconda guerra mondiale. Volendo essere eccessivamente pignoli non è un lago naturale ma un invaso artificiale destinato all’accumulo per la produzione di energia elettrica. Ci si arriva inerpicandosi da Susa attraverso la vecchia provinciale che attraversa gli abitati di Giaglione e Moncenisio, fino a giungere alla piana di San Nicolao. Da lì una serie di tornanti, detti la Gran Scala, porta allo sbarramento passando sotto una splendida cascata di ghiaccio. D’estate la strada è aperta fino al colle, da cui poi si scende verso Lanslebourg ma in inverno viene chiusa all’inizio della Gran Scala dove si trova la scuola di Sledddog. Lasciata l’auto sul ciglio della strada, accompagnato dai latrati dei cani che stavano cenando mi sono incamminato lungo la strada coperta di neve.

Ho impiegato circa un’ora e mezza ad arrivare alla diga, tempo abbastanza lungo poichè mi sono fermato più volte a scattare panorami non particolarmente degni di nota. Però il bello di passeggiare da solo è che puoi prenderti tutte le pause che vuoi senza che nessuno ti esorti a proseguire ad ogni minuto. Ho potuto così gustarmi tutte le sfumature delle ultime luci del tramonto sulle cime che si affacciano sul colle, in pace e tranquillità. Ovviamente ho clamorosamente sbagliato i tempi, visto che sono arrivato al bacino che ormai erano le 19 e che le ultime luci del crepuscolo stavano velocemente sparendo dietro le cime francesi mentre uno spicchio di luna cominciava a farsi notare nel cielo blu. Pazienza, era più una passeggiata ricreativa che un’occasione per scattare. Un giretto esplorativo in vista di prossime uscite per visitare un luogo che in inverno non visitavo da anni e di cui praticamente non conservavo memoria. Il portarsi dietro la macchina fotografica è stata un’abitudine.

La superficie del lago era ricoperta di una lieve crosta di neve ghiacciata e quindi niente bolle d’aria imprigionate nel ghiaccio. Sinceramente un po’ mi è dispiaciuto e forse avrei dovuto pianificare meglio la gita ma così facendo avrei cancellato quel senso esplorazione che mi piace un sacco durante le passeggiate in montagna.

Le occasioni fotografiche si sono presentate durante il rientro quando, intorno alle otto, scendendo verso la piana della vecchia dogana, subito sotto lo sbarramento ho buttato un’occhiata verso valle. Lo spicchio di luna cominciava a proiettare un’ombra netta sulla crosta di neve che scricchiolava sotto gli scarponi. Le luci della città rischiaravano la parte bassa del cielo mentre un braccio della Via Lattea si distingueva abbastanza chiaramente su un cielo blu scuro. Ho piazzato il treppiede, posa lunga e scattato una foto verticale. Non male, un po’ banale ma l’atmosfera c’era. Mancava un centro, qualcosa che attirasse l’attenzione. Intorno non c’era nulla di utile.

In questi casi ho imparato che usare se stessi come soggetto può essere una strada per fornire un soggetto ad una scena debole. Impostato l’autoscatto con un ritardo di 5 secondi ho regolato la macchina in modo da non dover stare 30 secondi immobile a -20 gradi. Abbassare i tempi di esposizione permette anche di mantenere le stelle puntiformi. Con i tempi lunghi diventano dei brevi trattini molto poco realistici. La parte difficile di uno scatto del genere è la messa a fuoco. Guardando nel mirino non si vede nulla o quasi per cui hai due alternative: o usi il live view alla massima sensibilità possibile mettendo a fuoco su un oggetto di riferimento oppure procedere per tentativi. Visto che la prima soluzione non ha dato gli esiti sperati ho scattato un paio di foto di prova avendo cura di mettermi sempre nella stessa identica posizione. Alla fine il risultato è stato soddisfacente e ho potuto fare un po’ di scatti decenti. Ho provato diverse pose (braccia conserte, mani sui fianchi, di profilo, al centro ecc) e qualche variazione sul tema con la lampada frontale accesa. I risultati sono questi.

Due scatti mi sono piaciuti particolarmente. Il primo è quello in cui una botta di culo notevole (termine tecnico per indicare una fortuna oltremodo sfacciata) ha fatto sì che un bolidino precipitasse esattamente al centro dell’inquadratura nel momento in cui scattavo e l’ultimo della serie in cui ho scattato con la frontale puntata verso la macchina e che ha evidenziato una serie di aberrazioni ottiche divertenti: sembra uno scatto degno di un film di fantascienza in cui gli alieni vengono a prelevare ignari esseri umani.

La prossima volta però, voglio fotografare le bolle! Mannaggia alla neve fresca!!!

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2 commenti

  1. ciao,
    intanto complimenti per l’articolo, oggi giorno solo trovare il tempo e la pazienza di scriverlo è da apprezzare, che personalmente mi rincuora perché anche io delle volte preso dal raptus faccio delle uscite in solitario e anche se non porto a casa dei capolavori mi sento soddisfatto di aver esplorato nuovi posti (che spesso sono a 100mt da casa mia); pensavo di essere pazzo…
    poi la dritta del soggetto “myself” mi è piaciuto molto e devo dire che i risultati sono belli, concordo che il primo e l’ultimo sono i più riusciti. L’ultima è aliena come dici tu e forse per renderla perfetta avrei adottato una posa meno statica, tipo una camminata di profilo meglio con tanto di zaino e bastone! da copertina! :)
    ciao ciao

  2. Grazie Andrea! Siamo in buona compagnia. Un amico qualche giorno fa ha detto che i fotografi sono animali solitari e io ne sono assolutamente convinto. La fotografia ha tempi e ritmi molto diversi da quelli di un escursionista o un semplice viaggiatore. spesso sono inconciliabili con altre esigenze, ergo la solitudine diventa l’unica strada percorribile per esprimersi liberamente.

    ….senza scadere nella misantropia: il contatto con altre persone che esprimono idee, culture e abitudini diverse dalle nostre è importantissimo!

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