Come usare i DNG per mettere a dieta l’archivio

Da quando ho comprato la Nikon D800E la dimensione del mio archivio ha cominciato a lievitare in maniera abbastanza rapida. L’avevo messo in conto per le foto di lavoro, ma avevo sottostimato la quantità di foto ricordo.  Quelle che si fanno con la reflex e che non sono esattamente dei capolavori ma semplicemente delle istantanee per fissare un ricordo. Parlo della maggior parte delle foto delle vacanze, quelle del compleanno di mia moglie o della recita di mio figlio. Sono splendidi ricordi ma a 36 megapixel sono ingombranti.

Lo spazio su disco costa poco ma la difficoltà di gestire diverse copie di backup e moli di dati importanti è comunque un problema. Una buona possibile soluzione è arrivata con Lightroom 4 in quanto ha portato con se le nuove specifiche per il Digital Negative di Adobe (DNG) che introducono il formato lossy (e un’altra cosetta interessante) di cui mi sono occupato nei due post precedenti.

La dieta dell’archivio

Non tutti i miei scatti sono esattamente dei capolavori. Anzi a dirla proprio tutta molti sono mediocri o semplicemente non ho la necessità che siano alla massima qualità possibile. Molti di essi rimarranno solo sui miei dischi ad occupare spazio più per sicurezza (paranoia?) che per reale necessità. Le foto ricordo fanno storia a sè perchè, anche se non sono capolavori, hanno un valore affettivo incalcolabile pertanto non seguono le stesse logiche di selezione di un servizio commerciale ma di nuovo, non mi occorre che abbiano la qualità di una foto commerciale. Per esse la cura dimagrante del DNG lossy è stata un toccasana che mi ha fatto risparmiare numerosi gigabyte di spazio.

Per le foto dei servizi su commissione o delle sessioni microstock ho notato che alla fine dello shooting mi capita spesso di avere:

  • un 10% prove varie (luci, inquadratura, ecc)
  • un 40% troppo simili ad altre (ad es. le raffiche) o tecnicamente imperfette
  • un 40% che sono sufficienti ma non entusiasmanti
  • un 10% che sono quelle che avranno una post produzione finale

Le prime due categorie finiranno inesorabilmente nel cestino. Nessuna pietà. Per l’ultima ho necessità che rimangano al massimo del loro potenziale ma quel 40% di foto non entusiasmanti che voglio tenere per varie ragioni occupano uno spazio considerevole in maniera abbastanza ingiustificato. Anche su queste ultime la conversione in DNG lossy mi ha permesso di recuperare una quantità di spazio notevole senza perdere un gran chè in termini di lavorabilità. Così tengo a bada le mie paranoie senza per altro finanziare eccessivamente i produttori di hard disk.

C’è anche un’altra categoria di foto che ormai converto sempre in DNG lossy: le foto per i timelapse. Fatto salvo per alcuni di essi (come alcuni notturni o con ramping sull’esposizione) in cui la possibilità di recupero è fondamentale, gli altri li converto sempre in DNG lossy. Anche qui come nei casi precedenti il risparmio è notevole anche considerato il fatto che si tratta di una quantità di scatti che si misura in centinaia di foto per ogni sessione.

A dieta ferrea

C’è ancora un’altra opzione, drastica e definitiva, che permette di strizzare al massimo lo spazio utilizzato da alcune immagini. La compressione DNG lossy con ridimensionamento. Anche questa è un’opzione introdotta solo con le ultime versioni del DNG. Questa conversione si attua in maniera leggermente diversa dall’altra in quanto è possibile solo in esportazione da Lightroom o con il DNG Converter. Oltre a convertire in DNG e comprimere i dati scaricandone una parte scarsamente significativa, ridimensiona anche la fotografia. Un metodo un po’ meno pratico dell’sRAW di Canon, che avviene in camera, ma che permette di archiviare dei (quasi) mini RAW anche avendo Nikon.

Mi spiego meglio. Un RAW della D800 ha come dimensione 7360×4912 pixel ovvero 36 megapixel. Una volta convertita in DNG lossy avrà sempre le stesse dimensioni, 7360×4912 px, ma una quantità di informazioni per ogni pixel inferiore. Il ridimensionamento del DNG lossy permette di diminuire anche le dimensioni fisiche dello scatto portandole ad una grandezza a propria scelta. Ottimo per quelle foto che non stamperò mai in formato poster o per gli scatti di un timelapse che non assemblerò mai a più di 1920×1080 (Full HD).

Come sempre un piccolo esempio può far capire meglio le potenzialità. Un RAW a 36 MP lo puoi stampare in formato 60×40 cm a 300 dpi (che di per sè è un po’ assurdo, ma degustibus…) o 90×60 cm a 200 dpi. Riducendolo a 3680×2456 px, dimezzando il lato lungo quindi un quarto dell’originale (9 MP) puoi stampare ancora in 30×20 cm a 300 dpi oppure 45×30 cm a 200 dpi. Dimensioni di tutto rispetto.

Sui timelapse c’è da fare una considerazione aggiuntiva. Con un file a piena risoluzione ti puoi permettere di creare delle transizioni che simulano panning e zooming che su un file ridimensionato non è più possibile fare. Quindi occorre sapere in anticipo se pensi di utilizzare questi artifici o meno. Se ne vorrai fare uso non ridimensionare i tuoi RAW.

Come si fa con Lightroom?

Tutto molto bello ma finora non abbiamo visto in maniera pratica come usare queste conversioni. Detto fatto.

Esistono diversi modi per convertire in DNG. Se usi Lightroom puoi convertire i RAW in DNG durante l’importazione usando l’opzione Copia come DNG nella schermata di importazione.

Le impostazioni che verranno usate per la conversione però non si trovano sulla finestra di importazione ma nelle Preferenze di Lightroom e non permettono la conversione in DNG lossy.

 

Per convertire in DNG lossy con Lightroom occorre

  • Importare i RAW nel catalogo
  • Selezionare quelli che si intende convertire
  • Dal menu Libreria selezionare Converti le foto in DNG…

La finestra che appare ha qualche opzione in più, tra cui Usa compressione con perdita (lossy), la possibilità di cancellare i RAW originali dopo la conversione e quella sulle opzioni di caricamento rapido (fast load data) di cui abbiamo parlato nei precedenti post.

Per ridimensionare il DNG invece bisogna passare dall’esportazione e una volta selezionato il formato DNG con perdita sarà possibile specificarne anche la dimensione

Clicca per ingrandire

Solitamente quando uso questa opzione per i timelapse, spunto l’opzione Aggiungi a questo catalogo in modo che al termine dell’esportazione i DNG lossy vengano a trovarsi assieme ai RAW originali del catalogo da cui sono partito (ricorda anche di selezionare la voce Stessa cartella della foto originale per l’opzione Esporta in). In questo modo mi basta fare una ricerca con i metadati per trovare i RAW originali e cancellarli.

Se non usi Lightroom

Se per disgrazia non usi (ancora) Lightroom puoi comunque avvantaggiarti di quanto abbiamo visto sin ora scaricando il DNG Converter. Un programma gratuito messo a disposizione da Adobe che fa le stesse cose di Lightroom riguardo ai DNG.

Usarlo è semplicissimo. Basta seguire l’ordine dei riquadri dall’alto verso il basso. Le impostazioni sono le medesime di Lightroom o facilmente intuibili. Ad esempio è possibile rinominare i file DNG aggiungendo un numero progressivo o la data. Una cosa che forse non è immediata: la conversione DNG lossy senza ridimensionamento si fa selezionando la voce Preserve pixel count dalla tendina a fianco all’opzione di conversione con perdita.

In questa serie di tre lunghi post abbiamo visto cos’è il formato DNG e come può essere sfruttato per risparmiare spazio su disco. Di sicuro è un modo di lavorare particolare che ad alcuni potrebbe non piacere per via del formato lossy ma personalmente ho trovato che si adatta molto bene alle mie esigenze senza perdite significative. Di sicuro vale la pena dargli una chance per vedere se fa al caso tuo. Se non sei confidente dei risultati potresti cominciare ad adottarlo senza cancellare i RAW originali. Provandolo per un periodo di tempo più o meno lungo avrai senza dubbio modo di notarne pregi e difetti ed effettuare una scelta maggiormente consapevole.

Se vuoi leggere i precedenti due post sui DNG li trovi qui

DNG, il RAW secondo Adobe

Il DNG lossy non è poi così lossy

 

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13 commenti

  1. Ho sempre fatto solo l’export filtrando a mano sull’estensione dei raw, ora so che c’è un modo più furbo.

    Sicuramente userò la conversione lossy per quasi tutti gli scatti familiari, è veramente spazio sprecato tenere tanti Gb per file che non verranno mai processati ma nello stesso tempo si mantiene uno spazio di manovra adeguato, just in case…

    Direi un’ottima conclusione di questa trilogia sui dng.

    Un saluto

  2. Grazie! Io ho risparmiato veramente molto spazio, soprattutto con alcuni timelapse che avevo fatto per lavoro dei quali non mi serviva l’alta definizione. Sono botte da 15/20 GB risparmiati per ogni footage da 1/1,5 minuti!

  3. Pazzesco..
    Ho appena convertito un set di un vecchio timelapse.

    Sorgente: sequenza RAW da 6,94GB.
    Destinazione: sequenza DNG Lossy **non** resized: 1,08GB!

    Mio Dio… sto già processando i successivi 32,9GB di una maxi sequenza TL, che non ha bisogno di recuperi di alte luci. Una bomba.

    Grazie per questo tuo utilissimo (e ultimo?) post sul DNG, Ale!

    Marco Famà
    Time Lapse Italia

  4. … Slurp: da 32,9GB a 7.39GB ahahah!
    Gongolo…

  5. In effetti il DNG lossy è un prezioso alleato per chi fa timelapse. Da usare con cognizione perchè ha qualche limite ma sicuramente utile.

    Per ora non ho altro da aggiungere sui DNG lossy quindi penso che questo sia l’ultimo post di questa serie.

  6. Ciao, ho scoperto questa chicca solo ora….da tua esperienza visto che ho tutte immagini dng nel mio catalogo,se le ridimensiono lossy ne mantengo le caratteristiche originali? capisco che ci sono perdite ma quel che intendo,non tante quante il formato jpeg. Capisci cosa intendo?Mi sfugge qualcosa?

  7. La risposta breve è no. Il DNG Lossy comprime con perdita per cui non mantieni le caratteristiche originali delle tue foto.

    La cosa positiva del DNG Lossy è che la perdita non è molta, non tanto quanto quella del JPEG, per cui per alcune tipologie di scatti, dove la qualità dell’foto non è necessario che sia al massimo (foto ricordo, timelapse, ecc), allora il DNG Lossy può essere una validissima alternativa al JPEG.

  8. Sempre utili i tuoi articoli.
    Perché non metti un tasto like o condividi su fb e G+?

  9. Grazie. I tasti per la condivisione sui social network ci sono già, li trovi al fondo di ogni post, prima dei commenti

  10. Ops… Non so perché li cercavo per forza all’inizio. Fatto.

  11. Ciao Alessandro, leggo solo ora questo interessantissimo articolo e avrei una domanda per te per cercare di utilizzarlo al meglio.
    Uso LR4 ed alcune foto (le meglio riuscite a mio parere) le modifico anche in Photoshop CS6: il risultato è un file .tif di 80/90 mb, oggettivamente troppi…
    Ho provato la conversione in dng ma non lossy mi da un file da 50/60 mb (ancora troppi) mentre la conversione lossy mi da un file da 2/4 mb (forse troppo pochi….).
    Qualche suggerimento? Per me l’ideale sarebbe ottenere file sui 10 mb, ma magari 2/4 sono comunque sufficienti….non so, tu puoi dirmi qualcosa?
    Grazie ancora per i tuoi preziosi contributi, sempre fonte di ispirazione!
    Marco

  12. Il formato DNG tende a produrre file un po’ più leggeri ma è con il DNG lossy che si risparmia parecchio spazio. Che io sappia non c’è modo di alterare il fattore di compressione del DNG pertanto quello che chiedi non è possibile. Ti faccio però notare una cosa: prendendo un file DNG e un DNG lossy e lavorandolo con LR o PS trovi delle grosse differenze? Io ne ho riscontrate poche e marginali, soprattutto in foto critiche (molto sotto o sovraesposte o con altre caratteristiche limite). Alla fine ti suggerirei di mantenere il raw originale per le foto migliori e convertire in DNG lossy tutte le altre.

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