Tutti pazzi per la fotografia. A volte anche un po’ scemi

Nikon D700Ma guarda che il mondo a volte è proprio strano. E il nostro mondo, quello della fotografia a volte, sembra proprio impazzito.

Notizia di pochi giorni fa una foto è stata battuta all’asta per la strabiliante cifra di 4,3 milioni di dollari. Quattromilionietrecentotrentottomilacinquecento dollari! Dev’essere qualcosa di fenomenale, di memorabile, al limite delle possibilità. Scattata da un guru della fotografia, un gotha della comunicazione visiva. Qualcosa di unico, irripetibile e assolutamente irriproducibile per valere così tanto.

Manco per niente. Si chiama “Rhein II” (la vendetta? il ritorno? se ci fosse pure un Rhein I, vorrei vederlo) ed è stata scattata da quell’incommensurabile genio di Andreas Gursky (chi?). La potete vedere qui sotto. Spero solo che non mi facciano causa per averla pubblicata senza autorizzazione, perchè se mi facessero pagare solo i rotti della cifra che vale, dovrei vendere casa e forse non basterebbe.

Rhein_II_1999_AndreasGursky

Rhein II (1999) Andreas Gursky

Ok, ci dev’essere un errore. L’unica spiegazione è che si sono sbagliati. La cifra era in dracme o rubli. Nada, son proprio verdi dollari, americani, quelli con i presidenti stampati sopra.

Ora non voglio sminuire la realizzazione tecnica: impeccabile. Non rispetta la regola dei terzi ma è comunque simmetrica e gradevole. Esposizione perfetta, niente bianchi bruciati oppure ombre chiuse. Orizzonte perfettamente in bolla. Te la danno pure stampata su un lenzuolone di 3 metri e mezzo di lunghezza. Un tanto al chilo rimane pur sempre una cifra astronomica. Chissà se ti danno anche un JPEG per pubblicarlo su Flickr.

Ma mi chiedo: che cavolo c’ha di particolare da valere una cifra simile! Ho visto foto di fine corso (Come usare la tua nuova reflex in 6 lezioni) più emozionanti.

La cosa divertente è che non è neppure un’aberrazione isolata del mercato. Pochi mesi fa hanno battuto all’asta un’altra foto per la modica cifra di 3,8 milioni di dollari. E onestamente pure questa m’ha lasciato basito.

Untitled #96 (1981) Cindy Sherman

Battute a parte, i responsabili di questo costoso scherzetto, sono, come spesso accade nel mondo dell’arte, i critici. Gente che stabilisce chi e quando diventerà quotato e famoso. Determinano il gusto collettivo (non il mio, spiacenti) decretando chi merita e chi no. Sulla base di proprie impressioni e, perlomeno così sospetto io che sono un malpensante, sulla base delle convenienze del momento. (e con questa affermazione mi sono giocato ogni futura remota possibilità di diventare un artista accreditato….e chissene!). Il resto lo fa la legge economica della domanda e dell’offerta. 

Mi pare che il mercato dell’arte si sia discostato, e parecchio, dal comune senso del piacere, del bello. Anzi direi che si è pure discostato dal comune senso del pudore e della decenza. Vince chi la spara più grossa, chi scandalizza, chi dice la cazzata (e scusate, ma quanno ce vò ce vò) che nessuno aveva ancora detto. Il problema nostro come spettatori è che di cazzate, seppur già ne son state dette un mare, pare ce ne sia ancora un oceano da dire.

Mi sento un po’ come quella santa donna delle pulizie, dotata di buonsenso e buongusto, che svuotò un bacile di acqua sporca pensando che fosse immondizia quando invece si trattava di parte di un’opera d’arte del valore di 800.000 euro. Passerà pure un bel guaio la malcapitata ingenua dotata di buonsenso e buongusto.

Mi sento male per tutti quei veri artisti che sperimentano e creano la bellezza dal nulla, faticando come bestie per trovare tempo e denaro per realizzare i loro progetti. Sto male per tutti quelli che se ne fregano di galleristi e critici guadagnandosi l’assoluto anonimato. Mi si stringe il cuore per tutti gli emergenti che non emergeranno lasciando noi senza possibilità di scaldarci il cuore e crogiolarci la vista di fronte alla loro sfrenata fantasia.

Guardo, osservo, soppeso: se mi piace me lo gusto, pago un biglietto per poter ammirare, se me lo posso permettere lo acquisto. Il resto è solo rumore di fondo.

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48 commenti

  1. Antonio, non volevo irritarti, lo dico sinceramente.
    Penso che non ti sia chiaro dove volessi andare a parare, o magari mi sono spiegato male, me ne scuso.
    Non so cosa tu veda di rafazzonato ma…certamente hai diritto di giudicarlo tale.
    Ho ben compreso come il formato ed il dettaglio concorrono all’opera , anzi ringrazio che è stato così gentile da illuminarmi in tal senso, a questo punto, visto che rivendichi il sacrosanto diritto di esprimere quel che vuoi, ti spiace concedere altrettato al sottoscritto?
    Ti spiace se affermo di non considerare quanto sin’ora descritto esaustivo ad indentificare l’opera in oggetto come arte? Tutto qui. Dai non te la prendere. Sappi che non volevo offenderti.
    Un sorriso

  2. Francamente vi dico
    che state parlando di un bene rifugio . che non ha nulla a che vedere con l’arte. e anche se fosse arte non sarebbe concepibile una quotazione del genere. e fosse arte dovrebbe essere un bene pubblico
    e che i critici del caso sono solo delle societa` di rating corruttibili e spesso corrotte a creare valore dal nulla. e creare una bolla di speculazione sul vuoto spinto.

    Dico di piu` , vi state avvitando in una discussione inutile, senza offesa. Non dimostrate niente se non frustrazione.

    e poi l’arte -non le astruse e saccenti discussioni – fortunatamente e` soggettiva e sfugge a libri, sapientoni, sapientini che si accaniscono con la bacchetta in mano.
    think about

  3. Angelino, rimani pure tranquillo. Guardo Voyager per farmi due risate, figuriamoci se mi devo offendere per aver letto le tue perle di saggezza.

  4. Ti pregherei tra l’altro di non toccare l’uomo pipistrello di Voyager e neppure il Big Foot. E nemmeno il chupacabras.C’e’ della letteratura che conferma la serieta’ di tutto cio’

    ,)

  5. Ciao Andrea,
    rispondo con piacere al tuo sorriso, ricambiando, anche se ripeto che non mi trovi d’accordo con il tuo approccio dialettico.

    Sei libero di esprimere il tuo punto di vista, e io lo rispetterò, ma ti prego di limitarti – lo ribadisco – alle tue argomentazioni personali senza forzare il pensiero altrui… Cosa che, come ti sei accordo, mi ha irritato non poco… Tuttavia mi rendo conto che un fraintendimento è possibile (soprattutto per colpa del mezzo di comunicazione), e accetto volentieri le tue scuse.

    Fatta questa doverosa premessa, la questione da te sollevata è molto più profonda e “filosofica” rispetto al caso particolare preso in considerazione: “Rhein II” di Gursky.

    “Ti spiace se affermo di non considerare quanto sin’ora descritto esaustivo ad indentificare l’opera in oggetto come arte?”

    Ti rispondo con una domanda: “cosa rende un’opera d’Arte tale?”

    E’ una domanda filosofica ed estetica, per cui non ci sono facili risposte. Non sono in grado di offrirtene io, quindi, su questo caso particolare…
    Per rispondere possiamo adottare diversi approcci….

    Mi viene in mente (passatemi il riferimento poco “serio”…) De Crescenzo il quale cita Protagora in uno dei suoi film: “l’uomo è la misura di tutte le cose”… Approccio relativista, che afferma in buona sostanza che ognuno di noi può – in modo del tutto personale ed arbitario – affermare cosa sia Arte e cosa non lo è…

    Oppure possiamo rifarci a definizioni accademiche…. possiamo citare Aristotele, Kant, Eco… Ma tu potrai benissimo dirmi (a ragione) che si tratta comunque di definizioni di parte, accademiche e che non sono universalmente condivisibili e condivise.
    overe
    Ecco cosa penso io, dal mio modestissimo punto di vista (che NON è di artista – non lo sono – ma di semplice fruitore – semiananfabeta – di Arte, che si è fatto un’idea leggendo e curiosando qua e là).

    Credo che il discorso sia duplice. Più che altro è semplicemente un mio personale punto di vista… Per me Arte è quello che è in grado di comunicare oltre la mera apparenza delle cose, che riesce a smuovere i sensi muovendo da quello che vedo.

    Ora, sebbene non ho mai avuto la fortuna di aver visto fotografie di Gursky dal vivo (e me ne dispiaccio.. spero di rifarmi in futuro), ho avuto modo di conoscere questo artista e guardare alcuni suoi libri. Già da questi ultimi, si capisce quanto l’autore insista sul dettaglio, sul formato, sull’ariosità dei suoi paesaggi e sulla distanza dal soggetto… Moltissimi dei suoi scatti ritengo sono una rappresentazione assai interessante della nostra società moderna, filtrata ovviamente dagli occhi dell’artista tedesco. Il suo stile – riconoscibilissimo – e il modo in cui ti presenta certi suoi paesaggi… a me personalmente trasmette molto… ci troverei mille spunti per parlare delle peculiarità del nostro tempo. Alla luce di quanto detto, vedo nell’opera Rhein II un punto di arrivo (o di svolta?) di Gursky, in cui la sua visione, pur in linea di continuità con quanto già prodotto – muta, regalandoci qualcosa di originale rispetto al suo repertorio, pur ponendosi in soluzione di continuità con quest’ultimo… Basti pensare all’esclusione dell’elemento umano, di una sua presenza (anche indiretta)… della ricostruzione di un paesaggio naturale (e qui è significativo anche come sia stata prodotta l’opera, assemblando una moltitudine di scatti per “epurarli” dalle varie presenze non naturali)…. Ovviamente tutto è influenzato dalla mia conoscenza di Gursky… mi rendo conto che non sapendo tutte queste cose… tutti i discorsi sul dettaglio, sul formato, sul modo di lavorare, ecc… magari uno siede davanti allo schermo, vede una piccola rappresentazione su videoterminale di questa foto… e abbia seri dubbi.

    Però qui non siamo (spero!) a fare discorsi da “bar dello sport”… immagino che sia costruttivo per tutti argomentare seriamente il discorso, avendo fede (spero !) che siamo appassionati e curiosi di fotografia e di arte…. ho scritto “curiosi” non a caso, perché credo che – pur essendo a digiuno dell’intera opera di Gursky – almeno qualche domandina uno dovrebbe porsela, prima di esprimere giudizi frettolosi.

    Il secondo aspetto del discorso su “cosa è Arte”, riguarda i canoni di riferimento. Non sono assolutamente d’accordo con “l’Arte assoluta”… che ci piaccia o no, ci sono sempre dei riferimenti (codificati) che stabiliscono in ogni periodo storico cosa e Arte e cosa non lo è. Possiamo non essere d’accordo con questo establishment, ma è così. Il mondo dell’Arte di riferimento (quello contemporaneo) giudica – universalmente – Gursky come “Arte”… Ora ci sono due cose che possiamo pensare.
    La prima è che questi critici sono dei fighettini con la puzza sotto il naso, che per i loro insondabili motivi, per puro sollazzo dividono l’Arte dalla Monnezza….. Ma questo approccio, come vi hanno fatto notare altri prima di me, non è costruttivo.

    Oppure possiamo pensare, e secondo me dovremmo insistere su questo, che questi benedetti critici dei riferimenti codificati ce li hanno… e che se decretano che un qualcosa è “Arte”… avranno i loro buoni motivi… Voglio dire… è il loro lavoro! Ora con questo non voglio dire che non ci siano anche fra i critici d’arte delle forzature, dei farlocconi, delle persone che se la cantano e se la suonano da soli (ci sono, lo so!)…. Ma quando quasi TUTTI convengono che qualcosa è Arte… bhè un po’ dovremmo rifletterci su, non pensate?

    Infine invito coloro i quali ritengono che noi beoni che stiamo scrivendo qui stiamo portando avanti una discussione inutile a rimanere fedeli alla propria tesi… non prendendovi parte! Lo dico per voi (per quanto mi riguarda personalmente potete scrivere tutto quello che volete…)… dopo tutto.. se è tutto inutile perché prendersi la briga di scrivere e far sapere a tutti il vostro pensiero?

    Un caro saluto a tutti,
    Antonio.

  6. Ops!!!
    Antonio, debbo riconoscere che hai ricondotto la discussione su un terreno che mi aggrada.
    Hai argomentato in maniera puntuale, concisa ed allo steso tempo complessa.
    Le tue righe meritano una attenta riflessione prima di darvi risposta. Devo pensarci un po’, rispondo domani , così evito la foga dei primi minuti, tenterò di esser degno delle tue obiezioni. Ho già alcuni pensieri ma proverò ad esporli organicamente.
    Per ora grazie per la tua risposta. Ci penso e torno. :)

  7. Antonio ti ringrazio del plurale maiestatis. ti prego di non darmi troppa importanza. garantisco che non la merito. sono un rompiballe ma nessuno si deve offendere. al massimo
    perche’ intervengo ? su questo hai ragione. e’ assolutamente inutile e fallimentare argomentare con infiniti sofismi la pochezza del re nudo. ma io sono un principe del pleonastico e perdo tempo a scrivere ste cosette. devo dire che pero’ qui son battuto alla grande.
    in ogni caso saranno anche fattacci miei se e come intervengo, siamo ben in democrazia amico caro e ciascuno avra’ i propri motivi e persino il diritto di prendervi velatamente per il culetto. senza offesa

    inoltre ti posso garantire che continuero’ a scrivere cio’ che voglio, ma apprezzo il tuo nulla osta.

    ti faccio solo notare che sei un pochino permaloso ma son gusti. i miei son diversi.

    Per finire andrea ti faccio i complimenti , perche’ diciamo francamente che sottoscrivo praticamente tutto cio’ che hai scritto, e non sarei stato certo capace di esprimermi nel correttissimo italiano che usi.
    a meno che ora cambi idea. ma anche questo sarebbe lecitissimo e sorattutto non soporifero come lamaggior parte delle sofisticate pensate del fotografo del nulla e seguaci vari.
    mi avete tra l’altro convinto a non leggere nessuno dei libri succitati e andare a fare una bella paseggiata nei boschi, che’ la natura rimane la piu’ grande maestra

  8. Carissimo Angelino,
    evidentemente ti senti realizzato, e ti reputi un essere superiore, a (cercare di) prendere per il culo chi ha a cuore l’argomento e cerca di discutere… Ti procura una sorta di sollazzo… contento te…

    Lungi da me privarti di questo tuo piacere onanistico…

    Mi astengo da ulteriori commenti… chi ha seguito la conversazione credo si sia già fatto un’idea sufficientemente chiara… E poi oggi non mi va di sparare sulla Croce Rossa…

    Bhè che dire allora… se la cosa ti soddisfa, continua così. Bravo! :)

    Un caro saluto,
    Antonio.

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