Ne rimarrà soltanto una…magari due…ecco, forse tre o quattro
10 commenti Scritto da Alessandro Di Noia in Ale Pensiero, Experience, Fotografia mercoledì, 29 giugno 2011 14:00
Questa frase sarà passata per la testa di molti durante la selezionare dei propri scatti. Ti avvicini al computer con le migliori intenzioni, ma irrimediabilmente cominci a trovare scuse.
La più gettonata è “Questa la sistemo con Photoshop“, figlia dell’insostenibile leggerezza del digitale. Ma quello che impedisce una selezione efficace non è solo un’incrollabile, quanto mal riposta, fiducia negli strumenti di fotoritocco.
L’ostacolo maggiore che si frappone tra una leggera pettinata e una selezione razionale sei tu.
È difficile essere critici con il proprio lavoro. Sei condizionato dalla fatica che ti è costata portare a casa uno scatto, dal background emozionale, da tutta una lunga serie di informazioni che chi guarderà i tuoi scatti a volte non riuscirà a cogliere. Ed è proprio lì che si misura la bontà di uno scatto: quanto la foto lascia immaginare di quello che non si vede. Ci sono alcuni motivi che possono condizionare la selezione.
- Emotività
- Unicità
- Impegno
- Abbondanza
Emotività
Cancellare foto che suscitano emozioni che travalicano il razionale senso critico è sempre una violenza su se stessi. Ci sono momenti che leghiamo ad uno scatto che per noi dicono molto…ma per chi osserva la foto non hanno lo stesso significato.
Per esempio, io faccio una fatica tremenda a cancellare le foto di mio figlio. Ogni volta che ne cancello una penso che con essa se n’è andato un momento che non tornerà mai più. Lui crescerà e di quel momento non rimarrà che un pallido ricordo che col tempo potrebbe sbiadire sempre di più fino a cadere nell’oblio.
Per questo genere di scatti adotto una semplice regola: se è tecnicamente valida, ovvero a fuoco ed esposta correttamente, la tengo. In fondo è pur sempre un ricordo. Per tutte le altre…il cestino le attende, con buona pace dei sentimentalismi.
È inutile tenere uno scatto nel quale non si capisce chi o cosa sia il soggetto. Anche se unico, è la brutta copia di un bel momento. Meglio tenersi un bel ricordo impresso nella mente piuttosto che rovinarlo con un pessimo scatto.
Unicità
La selezione di un evento che non potremo nuovamente fotografare è un altro passaggio critico per il fotografo.
Un viaggio, il matrimonio di un amico, il compleanno di una persona a cui teniamo molto vengono spesso trattate come reliquie intoccabili.
Di nuovo l’emotività entra in gioco e trova forza nel fatto che non sarà più possibile rifare una foto venuta male. Ma una foto sbagliata non rende giustizia, per cui…cestino anche qui.
Tengo solo le foto che sono tecnicamente valide o che hanno un qualche appeal artistico. A volte un bel bokeh può reggere da solo una scena, soprattutto se inserito in un contesto, ma questo lo vedremo quando parleremo della composizione di un portfolio.
Impegno
Quanta fatica per portare a casa quella foto! Arrivare fino in cima ad una montagna, sporcarsi di fango fino ai capelli in una torbiera oppure affrontare nuvole di zanzare in una palude aspettando il momento giusto.
Poi rivedi gli scatti sul monitor del computer di casa e non ritrovi la stessa magia. A volte capita.
L’impegno profuso in un singolo scatto non è, da solo, garanzia di una buona esecuzione. A volte non basta, ci vuole anche esperienza, calma, rapidità di esecuzione e colpo d’occhio.
Tutte qualità che si acquisiscono con la pratica e l’impegno aiuta a mantenere la costanza nel provarci.
Gli scatti in cui abbiamo messo l’anima ma sono venuti male ugualmente fanno crescere il fotografo in maniera assai maggiore della lettura di un manuale o di un workshop (compresi i miei!)
Per cui anche per questi scatti, anche se più a cuor leggero, tocca la sorte del cestino. Una foto cestinata è una foto da cui hai imparato qualcosa.
Abbondanza
Mia moglie non riesce a comprare negli outlet. C’è troppa roba, troppo rumore di fondo. La capisco, anche se non capisco perchè questa diventi la scusa per entrare in una boutique :-)
Quando hai scattato una raffica ti ritrovi con un bel po’ di scatti simili…non uguali, ma quasi. Quale tenere? Si finisce spesso per tenere più scatti di quel che servono.
Stessa cosa quando giri per un po’ intorno ad un soggetto per trovare un inquadratura soddisfacente.
Senza pietà, buttate quello che non serve. Se sono veramente uguali, testa o croce e uno dei due salta. Se sono simili allora prova a scegliere in base a questa priorità:
- Composizione: la più bilanciata
- Angolo di ripresa: il migliore per il soggetto o il più particolare
- Luce: la migliore o particolare
- Nitidezza: più dettaglio a volte aiuta
- Contrasto: meglio quelli marcati
E se alla fine non ti sei convinto analiticamente scegli quella che ti ispira di più, così a sensazione, ma non farti sviare dalle emozioni.
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Alex,
Sono d’accordo con te sulla maggior parte dei punti da te esposti nell’articolo, solo che io aggiungo altre considerazioni:
- cestinare le immagini mediocri è uno stimolo per far meglio la prossima volta
- quando cestino le foto mi sforzo di pensare “voglio un archivio solo del meglio del meglio del meglio…”
- per le foto dei familiari, lì non c’è niente da fare, entra in gioco il fattore emotivo e non si riesce ad essere obiettivi fino in fondo.
Come dato concreto ti posso dire che nell’ultimo “lotto” di foto processate, di circa dieci sessioni assortite, da un totale di 3500 scatti, ne sono sopravvissute circa 200.
Ciao e complimenti per il bellissimo blog che tieni sempre aggiornato con articoli stimolanti ed interessanti!
Antonio
Io anche sono per la filosofia “voglio un archivio solo del meglio del meglio del meglio…” ma nell’ultimo periodo, complice un maxi impegno lavorativo” non riesco a scattare più nemmeno la domenica… così mi trovo ad accettare anche un livello un poco + basso… :)
dipende dai periodi insomma…
complimenti per l’articolo cm sempre!
Bravo!
Concordo su tutto, i nostri nonni fotografi consigliavano
di scattare meno e meglio!
Forse un numero limitato di possibilità
faceva scattare con più preparazione mentale prima dello scatto
Un saluto
Luca
Io ho notato che è molto più facile cancellare le fotografie quando è passato del tempo dallo scatto. Per questo solitamente non elaboro mai l’ultimissima sessione di scatto, ma parto sempre dalla penultima.
Dove so riconoscere molto più velocemente i disastri, i capolavori
…e le foto che salverò con photoshop!
@Luca: certo che quando si scattava a pellicola la fase dello scatto era molto più accurata anche se in molte situazioni facevo bracketing. Ma il classico era tre foto contro le minimo cinque di ora…
@Giorgio: concordo appieno che aspettare un pò prima di processare aiuta a creare un “distacco” emotivo ed ad essere più oggetivi. Ecco perchè sto processando ora foto dell’estate 2009!
Antonio, le foto di mio figlio proprio non ce la faccio…sono un sentimentale. “Voglio solo il meglio del meglio” dovrebbe essere un mantra da ripetersi continuamente.
Claudio, la qualità non è fattore del tempo a disposizione. Dovrebbe essere un valore assoluto IMO
Luca, è quello che volevo dire nel post L’insostenibile leggerezza del digitale. I tempi e i costi dell’analogico imponevano di ragionare di più scattando meno oltre a costringere il fotografo ad un continuo allenamento. Con un po’ di impegno però si può tornare ad imparare anche con il digitale.
Giorgio, il tempo a volte può essere un ottimo alleato per selezionare adeguatamente una sessione di scatti (Photoshop un po’ meno). Ottimo consiglio
Grazie a tutti per i complimenti
uuuuuh che fatica selezionare… hai centrato tutti i punti… ma la cosa fondamentale, secondo me, e’ riuscire a scattare poco ma bene… perche’ emotivita’, fretta e raffiche possono avere effetti devastanti sulla produzione…cosa che penso non finiro mai di perfezionare…
Hai perfettamente ragione, Marco. Imparare a selezionare le foto prima di premere il pulsante di scatto è la prima regola per avere un portfolio interessante (…e che richiede meno lavoro di selezione in post) ;-)
Ciao Alessandro,
Leggevo a voce alta i tuoi consigli mentre mio marito annuiva. Io faccio parte di quella categoria di persone che fa mille scatti e poi trova mille scuse per non cancellarne nemmeno una. Ho, però, appurato che se lascio trascorrere un po’ di tempo tra il momento dello scatto e la scelta definitiva delle foto, mi è più facile cestinarne qualcuna. Proverò a seguire i tuoi consigli per cancellarne delle altre. Approfitto per farti i miei complimenti per le foto, per il sito e per come spieghi LIGHTROOM. Ho seguito il corso base di Enrico Bellone, ma leggere i tuoi “appunti” mi ha chiarito molti dubbi. Mi spiace che il corso che inizierà a breve sia già pieno….l’ avrei rifatto.
Sicuramente rivedere gli scatti a distanza di qualche giorno aiuta a prendere le distanze emotive da essi e quindi a sceglierne la parte migliore. La collaborazione con Enrico è appena all’inizio e spero porterà diverse altre occasioni. Questo corso è andato esaurito in appena due giorni ma se sei interessata seguimi sul blog oppure registrati alla newsletter, sarai avvisata appena organizzeremo il prossimo corso. Grazie per i complimenti.