L’insostenibile leggerezza del digitale
4 commenti Scritto da Alessandro Di Noia in Ale Pensiero, Fotografia martedì, 20 aprile 2010 10:00
Con questo post vorrei proporre una riflessione e magari aprire un dialogo, piuttosto che spiegare una tecnica fotografia o un software di fotoritocco. Pur rimanendo in ambito fotografico, vorrei parlare della questione che pone l’impatto delle tecniche di fotoritocco su modo di fotografare al giorno d’oggi. Ovvero, è possibile che un processo che avviene per definizione dopo lo scatto, la post produzione, possa in qualche modo avere un’influenza sulle fotografie stesse. Ovviamente queste ripercussioni non si avrebbero sulle foto già scattate ma su quelle che andremo a scattare. Ma è proprio così? oppure è solo un modo soggettivo di vedere le cose e pertanto del tutto personale? Non credo e cercherò di spiegarne il perchè.
Sempre più spesso mi imbatto in conversazioni su diversi medium che riguardano il recupero di foto mediocri attraverso tecniche di fotoritocco più o meno sofisticate. Tralasciando i risultati che spesso sono equivalenti allo scatto iniziale, la questione che mi pongo è se proprio l’accesso a queste tecniche di manipolazione dell’immagine non porti a scattare foto mediocri.
L’accesso alle tecniche di fotoritocco al giorno d’oggi non è certo difficile, esistono in rete migliaia di tutorial che spiegano in modo più o meno ragionato come ottenere un effetto partendo da una determinata condizione iniziale. Quel che sono portato a pensare è che si inneschi un circolo vizioso porprio grazie alla facilità di accesso alle informazioni necessarie per modificare una fotografia in maniera semplice e veloce che portano a sottovalutare la padronanza delle tecniche fotografiche di base.
A molti sarà certamente capitato, specie all’inizio della propria carriera di fotografo digitale, di dire durante gli scatti “…tanto poi lo correggo con Photoshop”. A me è capitato. Il risultato è stato abbastanza prevedibile: un’ora a scattare fotogarfie e molte di più a cercare di correggerle con Photoshop. Ovviamente i risultati erano ben lontani da una fotografia di qualità come invece speravo. Il tempo passato su internet a ricercare documentazione sommato a quello passato con Photoshop aperto cercando di correggere l’ultimo scatto era diventato davvero troppo. Presa coscienza di questa condizione ho cercato di invertire quest atendenza semplicemente cercando di ragionare maggiormente su ogni scatto.
Prima dell’avvento del digitale questo problema era invogliato da due fattori fondamentali: le tecniche di fotoritocco seppure esistenti erano privilegio di pochi causa la complessità e la difficoltà nel reperire i mezzi necessari. Basti pensare a quanti (pochi) sviluppavano da soli le proprie fotografie. Il secondo fattore determinante era che ogni scatto aveva un costo ben preciso e assolutamente significativo. Pensate solo a quanti rullini occorrerebbero per effetturare 200 o 300 scatti, quantità assolutamente plausibile al giorno d’oggi per coprire in maniera amatoriale un evento sportivo. O ancora quanto poco sarebbe durato un rullino con raffiche da 8 fps come alcune reflex permettono oggidì. L’analogico faceva di quello che oggi viene considerato nel confronto con il digitlale un dei suoi punti deboli un punto di forza per il fotografo, perchè lo costringeva a ragionare su ogni scatto.
Tornando allo sviluppo in digitale c’è da considerare che il tempo speso a cercare tutorial e articoli in rete in reltà non è una perdita di tempo. Permette di apprendere tecniche di fotoritocco utili, che se applicate a fotografie di un certo livello possono portare la foto ad un livello professionale. Il vero problema della ricerca in una marea di informazioni come internet è effettuare la scrematura del materiale scadente da quello valido. Soprattutto all’inizio non è facile capire se un tutorial è valido o meno. Il criterio che utilizzo nelle ricerche, ed anche per gli articoli che scrivo, è semplice: se viene spiegato il motivo per cui si compie un’azione allora l’articolo sta insegnando realmente qualcosa di utile e riproducibile in condizioni diverse da quelle presentate. Diversamente è un semplice, quanto poco utile, tutorial. Ovvero un articolo che non spiega una tecnica, ma semplicemente come arrivare ad un risultato partendo da un assunto iniziale. Se cambia l’assunto iniziale il tutorial perde di efficacia mentre un articolo mantiene un’utilità proprio data dal fatto che è stato spiegato un metodo.
Il consiglio che vorrei dare a chiunque si approcci alla fotografia digitale è di non lasciarsi impigrire dagli (utili) strumenti che la tecnologia mette a disposizione ma di studiare le basi della fotografia e di applicarle sul campo. Sperimentare, provare e sbagliare fa parte del processo naturale di apprendimento in ogni campo. Il grande vantaggio che il digitale ha sull’analogico in termini di costi non deve essere un freno per l’apprendimento ma uno strumento per invogliare a provare in libertà senza l’assillo del “quanto mi costa!”.
Se volete approfondire, confrontarvi o anche solo condividere il mio pensiero lasciate un commento, sarò felice di rispondere.
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Quanta verità….. ho 50 anni e ho iniziato a fotografare amatorialmente e analogicamente quando ne avevo 15. Studente appassionato, ma povero in canna. Quante parole con gli amici per capire (internet …? un sogno!!) come fare una bella foto. Messa a fuoco manuale …. macchina semi-manuale …. esposimetri … coperchi degli obiettivi bucati con un chiodo per avere la messa a fuoco a tutto campo …. Ma la passione è rimasta, e il digitale l’aiuta molto; ma concordo al 100% con te: la bella foto inizia dallo scatto. Le regole base della fotografia non sono molte: e lavorarci è vitale per non fare foto, sperando che vengano!
Buone foto a tutti e grazie di questi articoli molto ben fatti (e ne ho girati tanti, credimi)!!!!
Mi è molto piaciuto il tuo commento perchè si capisce che hai colto la bontà del digitale accettando anche il fatto che non porta solo vantaggi. E’ un atteggiamento costruttivo che apprezzo molto.
Sono sicuro che molti fotografi la pensino come noi, gli altri avranno il tempo di impararlo seguendo il loro percorso.
Grazie mille per i complimenti.
Ho sorriso nel leggere il tuo post, ho sorriso perché quello che hai scritto è vero. I fotografi che nascono con una digitale non sanno cosa significa portare un rullino a sviluppare e scoprire che devi pagare lo sviluppo per delle foto che sono tutte mezzo bruciate (allora era un rullino vecchio… lo sapevo!) o che hai gli scatti contati: oggi solo 72 foto, dosale bene. Un paio di anni fa ho ospitato un’amica Americana per 2 giorni (fotografa professionista nata con il digitale) e le ho fatto vedere un po’ di Sardegna; in soli 2 giorni ha scattato quasi 3mila foto, io per tanti motivi ne ho scattate “solo” un centinaio. Ho finalmente visto il suo “best of Sardinia” 40 bellissimi scatti… ma cacchio, 2 anni e 3000 scatti dopo.
posso azzardare ad aggiungere, senza togliere meriti ad alcuno, beninteso, che se fai 3000 scatti ti aiuta anche la statistica? 40 su 3000 = 1,33% …
scherzi a parte, il mondo va avanti, e aiuta chi non vuole faticare. Ma ciononostante di belle foto se ne vedono sempre pochine!!!! anche aiutati dalla statistica.