5 cose da sapere prima di iniziare ad usare Lightroom

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…ma che possono tornare utili anche a coloro che già utilizzano Lightroom da un po’ di tempo.

In questo post vorrei citare quelli che sono secondo me gli argomenti fondamentali da conoscere se si intende utilizzare Lightroom nel proprio workflow. Essendo uno strumento sofisticato è bene conoscerne alcuni aspetti prima di utilizzarlo per evitare di incappare negli errori più comuni. Spesso infatti mi è capitato di sentire persone che hanno smesso di utilizzare Lightroom solo perchè non conoscendone il funzionamento si sono scontrate con alcune difficoltà apparentemente insormontabili. Alcuni strumenti, ed è questo il nostro caso, vanno utilizzati secondo le modalità previste dal loro creatore, diversamente rischiano di diventare inutilizzabili.

Lightroom non è Bridge e non è Photoshop

Lightroom ormai prossimo alla terza major release è un programma completo e professionale per la gestione del workflow fotografico. Questo comprende la catalogazione, (buona parte del) lo sviluppo e l’archiviazione dei nostri scatti. Questo non significa che sostituisce Bridge o Photoshop, prova ne è il fatto che Adobe continua a portare avanti lo sviluppo di entrambi i prodotti, ma raccoglie, aggrega e migliora alcune delle funzionalità presenti in entrambi gli strumenti. Infatti Bridge continua ad essere un visualizzatore di immagini puro senza alcuna pretesa circa la gestione dello sviluppo e Photoshop resta lo strumento principe (forse in senso assoluto) per lo sviluppo e creazione professionale di immagini.

Dove sono finite le mie foto?

La cosa più importante da sapere utilizzando Lightroom è come questi gestisce ed organizza le nostre immagini siano esse raw o jpeg. Lightroom per poter sviluppare le nostre foto prevede che esse vengano importate all’interno di un contenitore detto Catalog in cui vengono memorizzate una serie di informazioni (metadati) tra le quali vi è anche il percorso in cui si trova effettivamente il file della nostra foto. Fatta questa premessa diventa facile immaginare che una volta importate le foto in un catalog se andiamo a muovere il file sul disco Lightroom non sarà più in grado di trovarlo impedendoci di effettuare qualsiasi modifica. Questo non significa che le nostre immagini non potranno mai più essere spostate, ci mancherebbe! ma esistono diversi metodi per effettuare questa operazione facendo sì che Lightroom continui a conoscere la posizione del file. Tanto per citarne alcuni in attesa di dedicargli un approfondimento, si può utilizzare l’export di un catalog, il comando Find missing folder dal menu contestuale del folder oppure il più semplice di tutti: non spostare i file ma utilizzare tag e collection.

Come organizzo i miei scatti?

Lightroom all’interno dei catalog introduce il concetto di Tag e Collection. Attraverso questi due strumenti è possibile organizzare le nostre foto in molteplici maniere, anche molto articolate senza dover effettuare copie dei file e quindi senza sprecare spazio prezioso. Un esempio sperò mi aiuterà a chiarire meglio. Utilizzando una catalogazione basata su cartelle sarà possibile catalogare un file solo secondo una caratteristica. Se decido di catalogare i miei scatti in base al giorno in cui sono stati ripresi l’alberatura delle mie cartelle potrebbe essere qualcosa del tipo \Anno\Mese\Giorno. Quindi gli scatti effettuati il 10 febbraio andranno nella cartella \2010\gennaio\10. Ma se volessi per esempio catalogare le mie foto in base al soggetto ripreso? Per farlo dovrei creare una nuova alberatura, ad esempio \Animali\Mammiferi\Ungulati\ e inserire in questa cartella tutte le foto di Camosci, Caprioli, ecc. In pratica la stessa foto di un Camoscio fatta il 10 gennaio 2010 dovrebbe essere duplicata con tutti gli svantaggi del caso (cosa accade se modifico lo scatto?). Lightroom ci viene in aiuto permettendoci di associare ad ogni scatto dei metadati. È quindi possibile assegnare alla foto dei tag per catalogare gli scatti. Ad ogni foto può essere associato un numero infinito di tag permettendoci di catalogare in maniera anche molto precisa tutti i nostri scatti. La scienza che si occupa dei processi di catalogazione di un insieme si chiama tassonomia: vi suggerisco delle ricerche in tale ambito per approfondire questo argomento e trovare il giusto tag-set (albero tassonomico) per le vostre esigenze.

Le collection sono invece uno strumento che ci permette di raggruppare le foto in cartelle virtuali. Le collection infatti mantengono solo un riferimento alla foto originale senza copiarla fisicamente; in pratica ne memorizzano l’indirizzo, il modo per poterla trovare. Sono uno strumento decisamente interessante che si affianca con qualche sovrapposizione ai tag e che va preferito all’uso delle cartelle fisiche. Inoltre in Lightroom è possibile creare delle collection speciali, le Smart collection identificabili grazie un’icona diversa da quella delle collection standard. Sono delle collection particolari che si popolano automaticamente in base ad alcune semplici regole. Per esempio è possibile creare delle smart collection in base al rating (le stelline) oppure in base a ad alcuni tag o ai flag. Appena installato Lightroom nel pannello collection del modulo Library visualizza alcuni esempi di smart collection, vi consiglio di dargli un’occhiata per capirne meglio il funzionamento.

Cosa sono i Catalog

Un ulteriore metodo per suddividere il nostro archivio fotografico è l’utilizzo dei Catalog. Un catalogo è un file (in realtà è un database SQLite) di Lightroom all’interno del quale sono memorizzati tutti i metadati degli scatti importati (tra cui la posizione del file fisico) ma non il file immagine che continua a risiedere sul disco. È possibile effettuare ricerche o raggruppamenti all’interno di un catalogo ma attualmente non è possibile effettuare ricerche su più cataloghi. È bene suddividere il nostro archivio fotografico in un numero di catalog corretto tenendo presente questa limitazione. Personalmente utilizzo due cataloghi: il primo per le foto personali, quelle che scatto per puro diletto, mentre le foto che scatto per lavoro su commissione le archivio in un catalogo differente. Alcuni preferiscono avere un catalogo per ogni anno oppure un catalogo per ogni lavoro commissionato. Tutto dipende dalle proprie esigenze.

Cosa sono i metadati e il workflow non distruttivo

Fin qui abbiamo nominato più volte i metadati, ma cosa sono in pratica? I metadati sono in due parole dati sui dati, ovvero delle informazioni aggiuntive sulle nostre foto (dati raccolti dal nostro sensore). Lightroom permette un workflow di sviluppo non distruttivo perchè utilizza i metadati per memorizzare i cambiamenti che vengono apportati ad uno scatto. In pratica ogni volta che muoviamo un cursore per variare, ad esempio, l’esposizione oppure aggiungiamo un tag o rimuoviamo uno scatto da una collection Lightroom memorizza questi cambiamenti. Questo comportamento ha un enorme vantaggio: lo scatto originale non viene modificato e sarà sempre possibile tornare sui propri passi. Se questo è poco significativo per l’aggiunta di un tag lo è molto di più sulle modifiche che apportiamo dal modulo Develop (esposizione, contrasto, curve, ecc). Fisicamente i metadati vengono memorizzati in due posti: all’interno del catalog con tutta la loro storia e in un file sidecar con estensione xmp se scattate in raw oppure diversamente nel file jpeg. Una volta compreso questo concetto ne consegue che è meglio eseguire la maggior parte del lavoro di sviluppo all’interno di Lightroom e lasciare ad altri programmi come Photoshop solo le modifiche più specifiche poichè sarà sempre possibile tornare sui propri passi senza dover necessariamente ripartire da zero ogni volta.

Conclusioni

Queste sono secondo me le cose più importanti da conoscere se si intende utilizzare Lightroom per gestire il proprio workflow di sviluppo. Da quando lo uso l’ho trovato uno strumento utilissimo, sicuramente migliorabile ma decisamente insostituibile. Come per tutti gli strumenti richiede un periodo di rodaggio durante il quale ci si può scontrare con qualche funzionalità non perfetta ma dandogli una possibilità cercando di adattarsi ad esso piuttosto che piegarlo a forza alle proprie esigenze Lightroom diventerà sicuramente il vostro coltellino svizzero dello sviluppo digitale.

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23 commenti

  1. Ciao, volevo regalare Lightroom a mio fratello per il suo compleanno, che ha un Mac mentre io ho Windows, e sarei interessata ad utilizzarlo anche io.
    Volevo chiederti se e’ possibile utilizzarlo entrambi , sapevo che Photoshop consente fino a due utenze l’utilizzo del software. E’ cosi anche per Lightroom ? Grazie molte ciao

  2. In realtà non sono due licenze ma la possibilità di installare il software su due macchine. Una sottile ma sostanziale differenza. Non potresti usare le due installazioni in contemporanea. Le licenze Creative Cloud se non erro fanno un controllo proprio per evitare l’utilizzo contemporaneo. Per quanto riguarda Lightroom non mi risulta che venga fatto alcun controllo sugli utilizzi contemporanei della stessa licenza.

  3. molto interessante e chiaro
    sono interessato ai tuoi articoli

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